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Operai malpagati

L’educazione non riveste più un ruolo centrale nella nostra società e cultura.

Almeno così sembra.

La fine dell’anno comporta, nel mio caso, il rinnovo del contratto. Non vorrei farne qui una questione sindacale, ma provare a riflettere sulla condizione contrattuale degli educatori, di molti educatori. Per poter proseguire in un progetto del quale mi occupo da diversi anni devo accettare un contratto che prevede un inquadramento come “educatore senza titolo” e alla metà dello stipendio precedente.

Questo è il risultato di una politica al ribasso e al risparmio cui si stanno abbassando le cooperative e gli enti pubblici. Accettare offerte economiche al ribasso significa puntare sul risparmio e non sulla qualità. Certo questo non accade dovunque, ma accade spesso.

Ci sono settori in cui è giusto attuare una politica del risparmio, ma può essere così per l’ambito educativo?

L’educazione ha a che fare con la vita delle persone.

L’educazione ha a che fare con la dignità delle persone.

L’educazione ha a che fare con la nostra cultura.

L’educazione punta all’autonomia e allo sviluppo dell’individuo.

Gli educatori operano quotidianamente a contatto con le sofferenze, le difficoltà, i desideri, i progetti, le potenzialità delle persone che a loro si affidano e di cui si fidano.

Non so ancora per quanto sarà possibile svolgere una professione che amo profondamente ma che rischia di non garantirmi, a lungo andare, una dignità professionale e nella quale non vengono riconosciute le competenze e i titoli acquisiti.

Resistere … finché sarà possibile.

 

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Cambiare

Cambiare e modificarsi sono due verbi che come esseri umani conosciamo molto bene.

Quante volte abbiamo cambiato – o abbiamo desiderato farlo – telefonino? Ogni volta abbiamo cercato di avere tra le mani quello che sicuramente ci avrebbe migliorato in qualcosa o ci avrebbe facilitato e semplificato … almeno a detta del venditore.

Al di là dell’esempio banale, ogni volta che decidiamo di cambiare qualcosa è perché riteniano che possa essere maggiormente vantaggioso, salutare, benefico, … per noi.

Se cambiamo, lo facciamo a ragion veduta.

A volte ci sono cambiamenti che difficilmente riusciamo a portare avanti. Non tanto perchè li riteniamo dannosi, quanto perchè ci risulta faticoso il primo passo.

Cambiare qualcosa di noi stessi comporta coraggio e determinazione. Ma, a volte, è necessario.

Ogni cambiamento richiede un’analisi seria ed equilibrata su noi stessi, un auto-sguardo critico che ci consenta di vederci con chiarezza e che ci stimoli a compiere quel primo passo così faticoso …

Cambiare è possibile.

Sostiene R. Feuerstein: “Non voglio dire che i geni non abbiano un peso, ma devono essere un punto di partenza, non una condanna. Non mi piace definire un bambino “autistico” o “dislessico”; preferisco dire che si trova in una condizione di autismo, o di dislessia, che quindi può essere cambiata” …

Forse tutti siamo in una “condizione” che può essere cambiata … se vogliamo.

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Essere felici

Desidero condividere le parole che Papa Francesco ha pronunciato al termine del Sinodo sulla Famiglia che si è tenuto lo scorso mese di ottobre. Le citazioni di Papa Francesco sono dovunque e riportarle anche in questo blog non è certo fantasioso o innovativo.

In questo periodo sto incontrando situazioni personali e familiari di grande sofferenza. E’ normale, in campo educativo, avere a che fare con queste tematiche … ma per quanto uno possa essere “maturo” dal punto di vista professionale (e non è comunque il mio caso) incontrare le persone significa entrare continuamente in contatto con le loro emozioni che, il più delle volte, ti travolgono, ti stordiscono, ti invadono … hai bisogno di tempo per riequilibrarti (in questo sono salutari i viaggi in auto) …

La parole di Papa Francesco, ancora una volta, mi sembrano cariche di speranza. Cariche di vita.

 

Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi.Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così  sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!

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Separarsi

E’ più facile trovare i motivi che ci separano e dividono, piuttosto che ricercare la ragione che ci unisce.

In ogni luogo.

In ogni ambito.

In ogni tempo.

La rincorsa al “distinguersi da …” e al cercare le differenze sono gli aspetti che, spesso, ci caratterizzano.

Trovare la ragione profonda richiede un cambiamento di prospettiva radicale, ma apre nuovi scenari.

A volte, la separazione sembra la soluzione più logica, più sensata, …… raramente la più comoda. Una separazione lascia sempre ferite talmente profonde che possono solo cicatrizzare, ma il segno rimane.

La separazione lascia un senso profondo di smarrimento ……

“quello che ho costruito fino ad oggi, non vale più” …

“ho vissuto credendo fortemente in questo progetto di vita e ora mi ritrovo con niente” …

Ci si interroga sulle cause, più spesso sulle colpe …. ci si ferisce …. a volte ci si umilia ……. a volte si vive e ci si relaziona con finto rispetto ……..

Unirsi, ogni giorno, giorno dopo giorno, minuto dopo minuto, secondo dopo secondo, richiede forza, desiderio, fatica ma genera vita e serenità.

Unirsi indica il senso – la direzione – della propria vita.

Unirsi significa recuperare l’origine da cui tutto è partito.

Unirsi richiede però la volontà di entrambi di ritrovarsi … da soli non si può.

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Allenare

Ogni squadra è speciale e unica. Da allenatore.
Non ho mai visto il ruolo di allenatore come l’esercizio di un potere. È vero che decide chi e come giocare, quando e per quanto tempo.
L’allenatore ha il compito (dovere) di formare (nel senso proprio di dare una forma, una struttura) una squadra partendo dal gruppo. E lo può fare unicamente dando valore e importanza ad ogni singolo giocatore, al di là delle abilità e capacità individuali.
Le sue scelte dipendono strettamente dai suoi obiettivi. Se vuoi provare a vincere devi pensare di trascurare chi è meno pronto, se lavori per migliorare ogni giocatore devi avere uno sguardo particolare per ognuno e trovare la modalità relazionale personalizzata.

Allenare non è cosa semplice se si va oltre l’aspetto sportivo, o meglio, è ancora più complesso. Ma ti regala soddisfazioni enormi.

E ti permette realmente si sentire la TUA squadra come quella speciale … “la più speciale”.

Capita … anche quest’anno!!!!

Buon campionato …. cbc woman basketball (U18) … la mia squadra speciale

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Esistere

Ci sono situazioni nella vita che ci negano la possibilità di esistere.

Ci sono momenti in cui ci sentiamo mancare il respiro, sentiamo un vuoto o un peso.

A volte restiamo fermi, inermi, spenti.

Altre volte reagiamo con rabbia, orgoglio, rancore, desiderio di rivalsa.

Altre volte, ancora, ci lasciamo prendere dalle lacrime e ci ritiriamo in qualche posto nascosto ai più, per non far vedere, ancora una volta, che siamo deboli e, apparentemente, sconfitti ….. ancora una volta.

Forse ce ne saranno altre di queste volte …… ma …….. “guardati, le hai superate, sei ancora in piedi, sei forte, sei …!”

Altaleniamo tra l’esistere e il lasciarci andare, tra l’essere e l’abbandonarci.

Abbiamo bisogno di qualcuno che si affianchi e ci dica che ce la possiamo fare, che siamo preziosi, che siamo importanti.

Nessuno – nemmeno noi stessi – ha il diritto di negarci la possibilità di essere ed esistere.