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Imparare e Insegnare

 

Tutti siamIMG-20160224-WA0011o maestri e allievi.

E lo siamo contemporaneamente.

In ogni situazione … in ogni ambito o contesto di vita.

Non è questione di età … non è questione di studi o titoli …

La capacità di insegnare è direttamente proporzionale al desiderio di apprendere. Questo è la spinta necessaria che ci porta, nell’umiltà e nella consapevolezza di sè, a mettersi in discussione, a non sentirsi mai arrivati, a conoscere le proprie competenze e le proprie potenzialità.

Molti ragazzi e ragazze più giovani mi hanno insegnato e mi insegnano molte cose … ad osservarli, ad ascoltarli, a confrontarsi … ciascuno ha un pezzo di conoscenza da consegnarmi, basta solo coglierlo …

Ho osservato la capacità di resistere nonostante tutto … nonostante un passato che improvvisamente si materializza nell’oggi e ti lascia senza fiato e senza forze …

Ho osservato la capacità di restare in piedi nonostante alcune tempeste vorrebbero abbatterti ..

Ho ammirato il desiderio di essere migliori, di non fermarsi, di provarci … di fare ancora un passo … ancora uno …

Ho ammirato la capacità di sorridere e di iniziare a vedere e a trasmettere la propria luce agli altri. C’è una frase del film Coach Carter (film del 2005) che mi ha illuminato particolarmente in questo senso …

La nostra più grande paura non è quella di essere inadeguati, la nostra più grande paura è quella di essere potenti al di là di ogni misura, è la nostra luce non la nostra oscurità che più ci spaventa. Agire da piccolo uomo non aiuta il mondo non c’è nulla di illuminante nel rinchiudersi in sé stessi così che le persone intorno a noi si sentiranno insicure. Noi siamo nati per rendere manifesta la gloria che c’è dentro di noi, non è solo in alcuni di noi è in tutti noi se noi lasciamo la nostra luce splendere inconsciamente diamo alle altre persone il permesso di fare lo stesso, appena ci liberiamo dalla nostra paura, la nostra presenza automaticamente libera gli altri“.

A voler imparare …

 

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Il potere di decidere

Io posso decidere … ho il diritto di decidere … ho l’onore (e l’onere) di poterlo fare.

Spesso subiamo le scelte, non siamo realmente attori protagonisti della nostra vita. Permettiamo agli altri, al contesto, all’ambiente, al caso, alla fortuna, al … di scegliere per noi.

Ci costruiamo delle scuse e degli alibi che ci fanno sentire un po’ meglio … ma, a guardare e a sentire bene, siamo sempre insoddisfatti.

Anche nelle situazioni più avverse possiamo decidere o meno di esercitare questo potere … se non altro, possiamo decidere se affrontarle, quando affrontarle e come affrontarle.

Questo potere dà senso e significato pieno alla mia libertà … mi fa essere uomo, pienamente uomo.

Dipende … da cosa scelgo.

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Essere genitori

Educare è un compito gravoso e complesso. Regala più oneri che onori.

In questi ultimi due anni ho incontrato molti genitori, mi sono confrontato con loro, ho imparato da loro, ho provato ad insegnare loro qualcosa, … l’impressione è che madri e padri abbiano voglia di capire meglio, di mettersi in discussione, di imparare a guardare le situazioni quotidiane con ottica pedagogica.

Spesso si mettono in discussione (a volte con sentimenti di colpa e di giudizio).

Vogliono sempre più essere pronti e preparati.

Ogni genitore ha delle competenze personali. Ogni genitore (a parte i casi patologici, ma forse anche quelli) vuole fare il meglio per il proprio figlio, cerca di fare tutto ciò che può per il suo bene.

A volte capita che, quando si è in difficoltà, si cerchino soluzioni e ricette pronte, googolando e ricercando tutorial pedagogici. Internet ci regala consigli e soluzioni su ogni cosa … anche su ogni problematica educativa … ma vale per tutte le situazioni?

Imparare a leggere la situazione problematica diventa una competenza cui dobbiamo allenarci come genitori ed educatori. Confrontandoci, provando a mettere in atto delle strategie pensate, provando e riprovando … sbagliando e rimediando …

Scrive Pennac …

guardiamoci bene dal sottovalutare l’unica cosa sulla quale possiamo agire personalmente e che risale alla notte dei tempi pedagogici: la solitudine e il senso di vergogna del ragazzo che non capisce, perso in un mondo in cui gli altri capiscono. Solo noi possiamo tirarlo fuori da quella prigione, formati o meno per farlo. Gli insegnanti che mi hanno salvato – e che hanno fatto di me un insegnante – […] hanno capito che occorreva agire tempestivamente. Si sono buttati […]. Giorno dopo giorno, ancora e ancora… Alla fine mi hanno tirato fuori. E molti altri con me. Ci hanno letteralmente ripescati. Dobbiamo loro la vita

(Diario di scuola)

L’educazione è realmente una questione vitale … come genitori dobbiamo buttarci a capo fitto!

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Caro 2015

Caro 2015,
fra poco farai spazio al tuo successore. Come ogni anno.
In questi ultimi tuoi giorni, noi siamo già in attesa del nuovo che arriva. Come ogni anno, pieni di desideri, aspettative, sogni e buoni propositi.

Sei stato un anno denso, faticoso per alcuni aspetti, portatore di buone e di cattive notizie.
Sei stato un anno pieno di incontri e carico di esperienze e di apprendimenti.

Hai visto realizzare alcuni progetti, chiuderne altri e immaginarne di nuovi.
Hai accompagnato nuove scelte professionali e sportive.
Sei stato testimone e osservatore silenzioso di cambiamenti e trasformazioni.

Di te rimarranno, nel tempo, ricordi ed immagini, emozioni e sentimenti, luoghi e persone … scontri ed incontri.

Non saprei oggi confrontarti con i tuoi predecessori. Forse non si può … ogni anno è unico come il numero che porta.

Ti ringrazio per quello che sei stato.
Ti ringrazio per le cose belle e quelle brutte, per le gioie e i dolori, i sorrisi e i pianti, …
Ti ringrazio perché,  anche tu come gli altri, mi hai fatto sentire vivo, in movimento.
Mi hai fatto sentire di essere ancora un bambino desideroso di scoprire e di imparare. Un giovane desideroso di capire. Un adulto desideroso di avere sguardi sul mondo.
Mi hai visto essere un marito difficile,  altalenante nella presenza e nelle attenzioni, ma sempre più forte e deciso nell’amore per mia moglie.
Mi hai visto provare ad essere un padre migliore nell’essere accanto e accogliente, ma anche fermo e deciso, al momento opportuno.
Mi hai visto anche nel mio essere figlio, incapace in alcuni momenti ma sempre con l’amore che si prova per chi ti ha messo al mondo.

Mi hai visto essere nei vari ruoli che ricopro negli ambiti che vivo.

Spero tu abbia visto un uomo che cerca di essere sempre migliore, ogni giorno sempre di più.

E il nuovo che arriva spero che trovi un uomo pronto a mettersi in discussione e pronto a cogliere tutte le occasioni e gli incontri per imparare.

Grazie caro 2015 e … buon riposo.

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Operai malpagati

L’educazione non riveste più un ruolo centrale nella nostra società e cultura.

Almeno così sembra.

La fine dell’anno comporta, nel mio caso, il rinnovo del contratto. Non vorrei farne qui una questione sindacale, ma provare a riflettere sulla condizione contrattuale degli educatori, di molti educatori. Per poter proseguire in un progetto del quale mi occupo da diversi anni devo accettare un contratto che prevede un inquadramento come “educatore senza titolo” e alla metà dello stipendio precedente.

Questo è il risultato di una politica al ribasso e al risparmio cui si stanno abbassando le cooperative e gli enti pubblici. Accettare offerte economiche al ribasso significa puntare sul risparmio e non sulla qualità. Certo questo non accade dovunque, ma accade spesso.

Ci sono settori in cui è giusto attuare una politica del risparmio, ma può essere così per l’ambito educativo?

L’educazione ha a che fare con la vita delle persone.

L’educazione ha a che fare con la dignità delle persone.

L’educazione ha a che fare con la nostra cultura.

L’educazione punta all’autonomia e allo sviluppo dell’individuo.

Gli educatori operano quotidianamente a contatto con le sofferenze, le difficoltà, i desideri, i progetti, le potenzialità delle persone che a loro si affidano e di cui si fidano.

Non so ancora per quanto sarà possibile svolgere una professione che amo profondamente ma che rischia di non garantirmi, a lungo andare, una dignità professionale e nella quale non vengono riconosciute le competenze e i titoli acquisiti.

Resistere … finché sarà possibile.

 

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Cambiare

Cambiare e modificarsi sono due verbi che come esseri umani conosciamo molto bene.

Quante volte abbiamo cambiato – o abbiamo desiderato farlo – telefonino? Ogni volta abbiamo cercato di avere tra le mani quello che sicuramente ci avrebbe migliorato in qualcosa o ci avrebbe facilitato e semplificato … almeno a detta del venditore.

Al di là dell’esempio banale, ogni volta che decidiamo di cambiare qualcosa è perché riteniano che possa essere maggiormente vantaggioso, salutare, benefico, … per noi.

Se cambiamo, lo facciamo a ragion veduta.

A volte ci sono cambiamenti che difficilmente riusciamo a portare avanti. Non tanto perchè li riteniamo dannosi, quanto perchè ci risulta faticoso il primo passo.

Cambiare qualcosa di noi stessi comporta coraggio e determinazione. Ma, a volte, è necessario.

Ogni cambiamento richiede un’analisi seria ed equilibrata su noi stessi, un auto-sguardo critico che ci consenta di vederci con chiarezza e che ci stimoli a compiere quel primo passo così faticoso …

Cambiare è possibile.

Sostiene R. Feuerstein: “Non voglio dire che i geni non abbiano un peso, ma devono essere un punto di partenza, non una condanna. Non mi piace definire un bambino “autistico” o “dislessico”; preferisco dire che si trova in una condizione di autismo, o di dislessia, che quindi può essere cambiata” …

Forse tutti siamo in una “condizione” che può essere cambiata … se vogliamo.

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Essere felici

Desidero condividere le parole che Papa Francesco ha pronunciato al termine del Sinodo sulla Famiglia che si è tenuto lo scorso mese di ottobre. Le citazioni di Papa Francesco sono dovunque e riportarle anche in questo blog non è certo fantasioso o innovativo.

In questo periodo sto incontrando situazioni personali e familiari di grande sofferenza. E’ normale, in campo educativo, avere a che fare con queste tematiche … ma per quanto uno possa essere “maturo” dal punto di vista professionale (e non è comunque il mio caso) incontrare le persone significa entrare continuamente in contatto con le loro emozioni che, il più delle volte, ti travolgono, ti stordiscono, ti invadono … hai bisogno di tempo per riequilibrarti (in questo sono salutari i viaggi in auto) …

La parole di Papa Francesco, ancora una volta, mi sembrano cariche di speranza. Cariche di vita.

 

Puoi aver difetti, essere ansioso e vivere qualche volta irritato, ma non dimenticate che la tua vita è la più grande azienda al mondo. Solo tu puoi impedirle che vada in declino.
In molti ti apprezzano, ti ammirano e ti amano.
Mi piacerebbe che ricordassi che essere felice, non è avere un cielo senza tempeste, una strada senza incidenti stradali, lavoro senza fatica, relazioni senza delusioni.
Essere felici è trovare forza nel perdono, speranza nelle battaglie, sicurezza sul palcoscenico della paura, amore nei disaccordi.
Essere felici non è solo apprezzare il sorriso, ma anche riflettere sulla tristezza. Non è solo celebrare i successi, ma apprendere lezioni dai fallimenti. Non è solo sentirsi allegri con gli applausi, ma essere allegri nell’anonimato.
Essere felici è riconoscere che vale la pena vivere la vita, nonostante tutte le sfide,  incomprensioni e periodi di crisi.Essere felici non è una fatalità del destino, ma una conquista per coloro che sono in grado viaggiare dentro il proprio essere.
Essere felici è smettere di sentirsi vittima dei problemi e diventare attore della propria storia.È attraversare deserti  fuori di sé, ma essere in grado di trovare un’oasi nei recessi della nostra anima.
È ringraziare Dio ogni mattina per il miracolo della vita.
Essere felici non è avere paura dei propri sentimenti.
È saper parlare di sé.
È aver coraggio per ascoltare un “No”.
È sentirsi sicuri nel ricevere una critica, anche se ingiusta.
È baciare i figli, coccolare i genitori, vivere momenti poetici con gli amici, anche se ci feriscono.
Essere felici è lasciar vivere la creatura che vive in ognuno di noi, libera, gioiosa e semplice.
È aver la maturità per poter dire: “Mi sono sbagliato”.
È avere il coraggio di dire: “Perdonami”.
È  avere la sensibilità per esprimere: “Ho bisogno di te”.
È avere la capacità di dire: “Ti amo”.
Che la tua vita diventi un giardino di opportunità per essere felice …
Che nelle tue primavere sii amante della gioia.
Che nei tuoi inverni sii amico della saggezza.
E che quando sbagli strada, inizi tutto daccapo.
Poiché così  sarai più appassionato per la vita.
E scoprirai che essere felice non è avere una vita perfetta.
Ma usare le lacrime per irrigare la tolleranza.
Utilizzare le perdite per affinare la pazienza.
Utilizzare gli errori per scolpire la serenità.
Utilizzare il dolore per lapidare il piacere.
Utilizzare gli ostacoli per aprire le finestre dell’intelligenza.
Non mollare mai ….
Non rinunciare mai alle persone che ami.
Non rinunciare mai alla felicità, poiché la vita è uno spettacolo incredibile!