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Tradimenti relazionali

Ho la sfortuna di incontrare quotidianamente fallimenti educativi. Ogni giorno mi relaziono con individui traditi e feriti da relazioni sbagliate, inopportune o, più semplicemente, disfunzionali.

Incontro persone che hanno perso gradualmente la fiducia nell’essere umano, incapace, a detta loro, di umanità. È come se gli uomini fossero dei controsensi per natura … uomini spogliati della loro umanità.

Non esistono argomentazioni valide e convincenti. I tradimenti relazionali lasciano ferite profonde che non possono essere lenite facilmente proprio perché si infrangono contro il bisogno di fiducia che abbiamo scritto nell’anima.

Come possiamo esistere se non abbiamo qualcuno a cui affidarci?

Come possiamo sperare nel futuro se il passato e il presente si mostrano in tutta la loro durezza e crudeltà?

Come possiamo vivere se fondiamo il nostro esistere sulla concretezza che non ci consente orizzonti di felicità?

I “traditi relazionali” vivono nella certezza che non esiste la possibilità di gratuità o di rispetto se non per un qualche bisogno personale da soddisfare. Tutto è monetizzabile, acquistabile, barattabile. Tutto è merce di scambio.

E quando incontrano persone disinteressate (nel senso etimologico del termine, che non agiscono per interesse o tornaconto personale) sembrano vivere la dimensione dell’impossibilità … “non è possibile!”.

Tocca a me … a te … a noi … ritornare a vivere pienamente la nostra umanità, se siamo pronti.

E in cambio … ritroveremo la dignità di uomini.

Non poca cosa!

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Artigiani del futuro

Non possiamo farci niente. Il futuro arriva, si presenta e chiede il conto.

Come bravi falegnami ogni giorno intagliamo, scalpelliamo, levighiamo il legno della nostra vita.

Ogni segno lasciato ieri o oggi rimane come traccia indelebile sul legno della nostra vita. Così sono i ricordi e le memorie … tracce nascoste o evidenti del passaggio della vita.

Il futuro è oggi, si dice.

Tu, sei pronto per il futuro?

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L’educazione non è una medicina

Non c’è più educazione!
Quanti male-educati!
Apparentemente le due affermazioni si equivalgono. Apparentemente.
Nella realtà una esclude l’altra: la prima ne decreta la fine, è la scritta scolpita sulla sua lapide. La seconda afferma il grado di sanità dell’educazione evidenziandone il peggioramento in termini di qualità.
Da che parte sta la verità?
Non lo so con certezza, ma credo che continuare a denunciarne la mancanza o l’assenza non serva a molto. Di certo, invece, l’educazione non è un qualcosa che si somministra come rimedio per una malattia. L’educazione fa parte della nostra vita, è la condizione essenziale per appartenere ad una comunità, non la risoluzione dei problemi del mondo.
L’educazione non può essere dosata, essa va vissuta totalmente nella relazione senza definirne un percorso di causa/effetto.
L’educazione è un progetto vitale … nel senso che è legata strettamente alla vita.

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Sguardi egocentrici

Punti di vista … ciascuno di noi ha il proprio sguardo sulle cose e sul mondo e sugli altri.

Questo modo di osservare la realtà è il frutto delle nostre esperienze e dei rapporti che abbiamo costruito con quella realtà.

Quanto è difficile cambiarli!

Quanto è complicato metterli in discussione, perché, in fondo, significa mettere in discussione se stessi.

D’altra parte, è l’unico modo per andare avanti, per migliorare se stessi e la realtà.

Il superamento dell’egocentrismo non mette a rischio la perdita della propria identità ma, al contrario, la rafforza.

L’uomo, per natura, è aperto all’altro. È un essere empatico (capace cioè di assumere lo sguardo degli altri) non perché vuole diventare gli altri, ma perché vuole capire anche cosa c’è dall’altra parte.

La paura è compagna dell’egocentrismo. La paura limita (o nega) la nostra capacità di empatia.

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Scuola … risorse in gioco

Mi piace entrare in classe e osservare.

Lo posso fare perché sono un esterno (un esperto esterno per la scuola), non sono responsabile di quel gruppo e della loro formazione.

Faccio un pezzettino … piccolo, estremamente piccolo. Facile, estremamente facile.

Non sono un prof, non interrogo e non do voti.

Lascio la libertà di fare o non fare, al massimo possono perdere una occasione o una opportunità.

Ho la fortuna di poter agire e interagire senza i doveri scolastici … e giocarmi nella relazione.

Ogni volta scopro un mondo complesso e diversificato, gli alunni, alle prese con le fatiche e i disinteressi che vanno a braccetto con sogni e desideri.

E mi relaziono con insegnanti che vivono in un mondo (quello scolastico) che li limita ai programmi e fatica a tenere il passo dei ragazzi.

In fondo la scuola è una opportunità e una occasione per loro … oggi!

Una ragazza mi ha detto, “adesso la scuola è un obbligo, poi farò l’università e mi preparerò al futuro!”.

Qualcosa non mi torna … e a voi?

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Giornata Mondiale del Gioco

Oggi è la festa dei bambini che vedono riconosciuto il loro diritto al gioco … ma soprattutto è la festa che ci obbliga in quanto adulti a far esercitare questo diritto.

Il gioco è importante … grazie al gioco i bambini imparano l’arte dell’empatia, la capacità di mettersi nei panni dell’altro, di provare le sue emozioni, di condividerne gioie e dolori.

Solo diventando un re e una regina, possiamo garantirci la possibilità di un futuro che sappia continuare a generare esseri umani capaci di apertura e di relazione con l’altro, vicino e lontano.

In questo giorno non si può non regalare una poesia di Rodari …

Armi dell’allegria

Eccole qua

le armi che piacciono a me:

la pistola che fa solo “pum”(o “bang”, se ha letto qualche fumetto) ma buchi non ne fa…

Il cannoncino che spara

senza fare tremare

nemmeno il tavolino…

il fuciletto ad aria

che talvolta per sbaglio

colpisce il bersaglio

ma non farebbe male

nè a una mosca nè a un caporale…

Armi dell’allegria!

Le altre, per piacere,

ma buttatele tutte via!

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L’educazione non ha paura

L’educazione è per coraggiosi.

Chi ha paura non può o non riesce ad educare.

Troppi sono i limiti e i vincoli nell’agire e nel parlare. L’educazione, invece, agisce e non reagisce, parla e non rimane in silenzio.

L’educazione non ambisce alla perfezione ma lavora sulle possibilità (non sulle probabilità) di sviluppo e di crescita.

L’educazione non traccia sentieri ma ipotizza percorsi.

L’educazione accompagna e non dirige.

L’educazione vive di libertà e nella libertà e non riesce ad esprimersi nella costrizione e nella direttività.

L’educazione spera nel futuro, non lo teme. Lavora per il futuro e in vista di un domani. È paziente, non vuole il tutto e subito ma comprende la necessità del tempo.

Tutte cose che la paura teme.

Coraggio, è tempo di educazione!