Promotori

Mi sono imbattuto in questa parola, casualmente. Mi è entrata nella mente e si ripropone a ritmi regolari. Non so se capita anche ad altri, attorno ad una parola partono mille riflessioni, idee e pensieri più o meno sensati o elaborati.

Promotori … cosa significa?

Ultimamente ho iniziato a cercare il significato etimologico delle parole perché indirizza la comprensione ed evidenzia il significato.

Pro-motus … colui che dà inizio al movimento, che genera un iniziale impulso a fare qualcosa.

Questo è una delle caratteristiche e delle capacità che come padri e madri dobbiamo fare nostre. Essere promotori si realizza nel faticoso percorso dell’imparare a fare le domande. Siamo molto capaci nel dare risposte – le nostre risposte -, consigli – i nostri consigli – e indicazioni – le nostre indicazioni.

Facciamo più fatica a fare domande: domande che aiutano a capire o portano a nuove possibilità o allargando la discussione.

Le domande attivano il processo di pro-mozione.

Sono lo strumento educativo per eccellenza. Saremo molto più educanti quando impareremo a fare le domande giuste più che continuare a dare le nostre risposte.

Promotore del cambiamento … che tu sia un padre, una madre, un educatore o un’educatrice, questo è il senso del tuo agire.

Riflessioni sparse sul covid-19

“Ieri sono morte solo 454 persone, bene! La situazione sta migliorando!”

Quando sentiamo che i morti calano ci sentiamo quasi sollevati rispetto al turbinio creato in noi dalle parole “nemico nascosto”, “guerra”, …

Le parole hanno un significato e un peso lordo, una tara (che spesso va fatta) e un peso netto (che è quello che ci rimane addosso).

Possiamo credere alle parole, possiamo aumentarne il peso e il valore o possiamo sminuirle a secondo di chi è colui che le proferisce.

L’emergenza sanitaria è diventata una guerra, ci viene raccontata come se lo fosse, ma lo è realmente?

E, se anche lo fosse, è possibile iniziare a guardare questa pandemia con uno sguardo differente?

In altre parole – e nel massimo rispetto della sofferenza e del dolore di chi ha avuto a che fare direttamente con il covid-19 e, magari, non ha potuto celebrare il funerale di una persona cara – è possibile individuare degli aspetti positivi – realmente positivi – in questa situazione?

Ci provo.

Mi sembra che abbiamo dovuto ripensare almeno tre aspetti: il tempo, le relazioni, la comunità.

Ci sarebbe anche l’aspetto economico, ma non ho nessuna competenza, anche se intuisco – osservazione banale – che l’attuale sistema economico non funziona e non ha funzionato nel garantire i cittadini.

Intanto il tempo … siamo stati costretti a rallentare, se non addirittura a fermarci. Abbiamo avuto la fortuna di riscoprire il valore del tempo, di ridare significato al suo trascorrere. All’inizio siamo stati presi dalla frenesia di occuparlo (“che cosa posso fare adesso che ho tempo?”) o dalla paura di non riuscire ad occuparlo tutto. Abbiamo così imparato (re-imparato) ad apprezzare il silenzio e la noia e a dedicarci finalmente del tempo. Abbiamo ripreso in mano dei libri, ne abbiamo presi di nuovi. Abbiamo riscoperto le nostre passioni e rinfrescato i nostri desideri. Abbiamo ricominciato a sognare e a togliere ciò che non è così essenziale e necessario. Ci siamo ripresi il tempo, ne siamo tornati in possesso, pur sapendo di non esserne i padroni.

Abbiamo riscoperto l’importanza delle relazioni e del contatto fisico. Un amico, in una telefonata, mi ha detto: “appena finirà questa fase di chiusura e potrò nuovamente tornare a passeggiare, voglio salutare bene le persone che incontro, fermarmi con loro, dedicare del tempo per prendermi cura dei rapporti”. Prenderci cura … in questo tempo di assenza possiamo riscoprire la bellezza del prestare attenzione alle relazioni con gli altri, lo possiamo fare a partire dalle persone che convivono con noi, gli amici distanti che contattiamo, … l’assenza ci permette di riscoprire la cura!

E infine, ma ce ne saranno sicuramente altri, la comunità. Questa è la sfida di questo periodo di emergenza sanitaria. Ci viene chiesto di fare la nostra parte, di stare a casa, di essere responsabili. Ma cosa significherà, domani, al termine dell’emergenza sanitaria, “fare la nostra parte”? Ci stiamo rendendo conto che siamo parte di una comunità, che il nostro comportamento e le nostre scelte incidono sul bene di chi ci sta attorno. Stiamo capendo, ancora una volta, che siamo responsabili di chi condivide con noi uno spazio, un territorio, una città, un quartiere, un condominio. E stiamo riscoprendo le possibilità di aiuto che le limitazioni ci offrono. Ciascuno di noi è una risorsa per la sua comunità e abbiamo il dovere di fare la nostra parte nel condividere le nostre competenze, qualità, abilità. La comunità ci chiede di provare a superare il concetto di “privato” per aprire lo sguardo al “sociale”.

Tempo, relazioni, comunità … un modo diverso per guardare a questa emergenza.

Paternità al tempo del coronavirus

L’attuale emergenza sanitaria ci ha posto dei limiti forti, dei vincoli stretti e ha modificato il nostro modo di vivere, stravolto le nostre abitudini, ridimensionato le nostre priorità.

Le conseguenze del COVID-19 a livello economico sono devastanti. Il futuro – che già non ci sembrava dei più rosei – ci appare indecifrabile e spaventoso, soprattutto per chi ha perso il lavoro o vede a rischio la propria attività, i propri progetti, le proprie speranze.

Tutto questo un po’ ci spaventa.

La necessità di stare a casa ha avuto delle notevoli conseguenze anche sui ritmi familiari.

Il tempo, che prima ci sembrava mancare, ora ci viene regalato.

Possiamo finalmente stare di più con i nostri figli … quante volte ce lo siamo detti, a parole.

Il lavoro agile o le ferie obbligate o, peggio, la cassa integrazione o la perdita del lavoro ci offrono una nuova opportunità.

Eppure ci sentiamo spaesati.

Corriamo nuovamente il rischio di anteporre qualcosa – qualsiasi altra cosa – allo stare con i nostri figli e le nostre figlie.

Corriamo il rischio di perdere un’occasione, una nuova e inaspettata occasione.

Oggi, più di ieri, dobbiamo metterci in discussione come padri.

Cosa significa, oggi, essere un papà?

Cosa significa fare il papà?

Credo, in realtà, che esercitare la paternità oggi non sia diverso da ieri.

La novità sta solo nella quantità di tempo che abbiamo a disposizione. Nonostante le possibili ansie e paure del futuro, se è incerto.

Abbiamo tempo e dobbiamo scegliere come occuparlo.

Ho la fortuna di avere un cortile nel condominio in cui abito.

Ho deciso di accogliere la richiesta della mia ultima figlia … “papà, scendiamo giù a giocare?”.

Se li ascoltiamo bene, i nostri figli e le nostre figlie sanno consigliarci alla perfezione.

E così è stato.

Abbiamo deciso insieme che era giunto il momento di andare in bici senza le rotelle.

Ho avuto tutto il tempo di seguirla, di arrabbiarmi per le sue rinunce, di consolarla dopo una caduta e di gioire con lei dopo il primo giro completo del cortile. “Sai papà come si chiama la mia bici? Felicità!”

Abbiamo deciso insieme che era giunto il momento di imparare a giocare a pallavolo (purtroppo non ho il canestro serio in cortile e mi sono dovuto abbassare a questo altro sport) e ci siamo messi di impegno … qui la strada è più lunga, intanto 2 passaggi di fila riusciamo a farli.

Abbiamo deciso di ricorrerci lanciandoci il pallone.

Abbiamo deciso di sistemare il garage … per poco tempo.

Abbiamo …

Questo è quello che mi ha ricordato il coronavirus … il tempo è un dono prezioso, devi scegliere come usarlo.

Rispetto … ?

Quest’anno il sacerdote non può entrare a scuola per i soliti auguri natalizi. Ordine del dirigente scolastico.

Potrebbe essere un sovversivo (il prete), un terrorista cattolico, un irriverente spacciatore di auguri di pace.

Fermatelo per favore …

No, non il dirigente scolastico che sta operando in nome del rispetto degli alunni di altre religioni.

No, fermate quel prete pericoloso!

Poi andremo tutti alla recita di Natale e ascolteremo le canzoni cantate dai bambini … tutti insieme … cristiani, musulmani, ebrei, atei, … tutti obbligati a cantare … la nascita di un bambino.

Caro dirigente scolastico, il rispetto non è togliere ma aggiungere. Aggiungere integrazione significa dare la possibilità alle voci pacifiche (di preti, rabbini e imam) di portare il loro saluto per le varie feste religiose. Se impediamo al sacerdote di entrare in classe, stiamo dicendo ai bambini che separare è meglio del condividere, dividere è più saggio dell’includere … e che la coerenza non abita presso gli adulti.

Ma se l’amministrazione comunale mandasse il prete, allora potremmo farlo entrare.

Quando, con rispetto, ci assumeremo la responsabilità dell’integrazione?

Che cosa resta di noi

Finisce un’esperienza.

Breve ma intensa, si potrebbe dire.

Ogni volta che finisce qualcosa mi chiedo che cosa lascerò del mio passaggio, che cosa rimarrà al di là delle parole di circostanza e di saluto.

Che traccia lasciamo del nostro passaggio?

Ricordi più o meno vaghi di esperienze condivise, momenti di fatica e di contentezza, situazioni ed emozioni vissute, progetti definiti o semplicemente abbozzati, promesse …

In ogni esperienza sono infinite le tracce del passaggio reciproco nelle esistenze. Di tutte queste solo alcune rimarranno impresse a lungo …

E, credo, due sono le tracce resistenti: la passione e la relazione.

Quanto ti sei speso, come hai operato … non tanto in termini di riuscita o di successo, ma nella tua capacità di stare nelle situazioni … e starci al meglio. Nonostante … si, in ogni esperienza esistono numerosi “nonostante” che possono diventare alibi (con tutte le ragioni del caso) oppure stimoli … la passione nonostante è l’indice della visione ottimista di chi è capace di vedere il futuro e il possibile oltre l’attuale.

La relazione è l’essenza di ogni esperienza umana e si misura dal calore che si trasferisce da una persona all’altra. Quel calore prende forma e sinonimi differenti … empatia, ascolto, parola, silenzio, consiglio (meglio pochi o nessuno), presenza, speranza, … anche qui sono infinite le sfumature!

Ecco, alla fine di una esperienza, di qualsiasi esperienza, passione e relazione sono le tracce che emergono tra tutte quelle tracciate.

E, in fondo, si riducono ad una semplice domanda …

… quanto ti sei dato?

Tradimenti relazionali

Ho la sfortuna di incontrare quotidianamente fallimenti educativi. Ogni giorno mi relaziono con individui traditi e feriti da relazioni sbagliate, inopportune o, più semplicemente, disfunzionali.

Incontro persone che hanno perso gradualmente la fiducia nell’essere umano, incapace, a detta loro, di umanità. È come se gli uomini fossero dei controsensi per natura … uomini spogliati della loro umanità.

Non esistono argomentazioni valide e convincenti. I tradimenti relazionali lasciano ferite profonde che non possono essere lenite facilmente proprio perché si infrangono contro il bisogno di fiducia che abbiamo scritto nell’anima.

Come possiamo esistere se non abbiamo qualcuno a cui affidarci?

Come possiamo sperare nel futuro se il passato e il presente si mostrano in tutta la loro durezza e crudeltà?

Come possiamo vivere se fondiamo il nostro esistere sulla concretezza che non ci consente orizzonti di felicità?

I “traditi relazionali” vivono nella certezza che non esiste la possibilità di gratuità o di rispetto se non per un qualche bisogno personale da soddisfare. Tutto è monetizzabile, acquistabile, barattabile. Tutto è merce di scambio.

E quando incontrano persone disinteressate (nel senso etimologico del termine, che non agiscono per interesse o tornaconto personale) sembrano vivere la dimensione dell’impossibilità … “non è possibile!”.

Tocca a me … a te … a noi … ritornare a vivere pienamente la nostra umanità, se siamo pronti.

E in cambio … ritroveremo la dignità di uomini.

Non poca cosa!

Artigiani del futuro

Non possiamo farci niente. Il futuro arriva, si presenta e chiede il conto.

Come bravi falegnami ogni giorno intagliamo, scalpelliamo, levighiamo il legno della nostra vita.

Ogni segno lasciato ieri o oggi rimane come traccia indelebile sul legno della nostra vita. Così sono i ricordi e le memorie … tracce nascoste o evidenti del passaggio della vita.

Il futuro è oggi, si dice.

Tu, sei pronto per il futuro?