1

Rispetto … ?

Quest’anno il sacerdote non può entrare a scuola per i soliti auguri natalizi. Ordine del dirigente scolastico.

Potrebbe essere un sovversivo (il prete), un terrorista cattolico, un irriverente spacciatore di auguri di pace.

Fermatelo per favore …

No, non il dirigente scolastico che sta operando in nome del rispetto degli alunni di altre religioni.

No, fermate quel prete pericoloso!

Poi andremo tutti alla recita di Natale e ascolteremo le canzoni cantate dai bambini … tutti insieme … cristiani, musulmani, ebrei, atei, … tutti obbligati a cantare … la nascita di un bambino.

Caro dirigente scolastico, il rispetto non è togliere ma aggiungere. Aggiungere integrazione significa dare la possibilità alle voci pacifiche (di preti, rabbini e imam) di portare il loro saluto per le varie feste religiose. Se impediamo al sacerdote di entrare in classe, stiamo dicendo ai bambini che separare è meglio del condividere, dividere è più saggio dell’includere … e che la coerenza non abita presso gli adulti.

Ma se l’amministrazione comunale mandasse il prete, allora potremmo farlo entrare.

Quando, con rispetto, ci assumeremo la responsabilità dell’integrazione?

0

Che cosa resta di noi

Finisce un’esperienza.

Breve ma intensa, si potrebbe dire.

Ogni volta che finisce qualcosa mi chiedo che cosa lascerò del mio passaggio, che cosa rimarrà al di là delle parole di circostanza e di saluto.

Che traccia lasciamo del nostro passaggio?

Ricordi più o meno vaghi di esperienze condivise, momenti di fatica e di contentezza, situazioni ed emozioni vissute, progetti definiti o semplicemente abbozzati, promesse …

In ogni esperienza sono infinite le tracce del passaggio reciproco nelle esistenze. Di tutte queste solo alcune rimarranno impresse a lungo …

E, credo, due sono le tracce resistenti: la passione e la relazione.

Quanto ti sei speso, come hai operato … non tanto in termini di riuscita o di successo, ma nella tua capacità di stare nelle situazioni … e starci al meglio. Nonostante … si, in ogni esperienza esistono numerosi “nonostante” che possono diventare alibi (con tutte le ragioni del caso) oppure stimoli … la passione nonostante è l’indice della visione ottimista di chi è capace di vedere il futuro e il possibile oltre l’attuale.

La relazione è l’essenza di ogni esperienza umana e si misura dal calore che si trasferisce da una persona all’altra. Quel calore prende forma e sinonimi differenti … empatia, ascolto, parola, silenzio, consiglio (meglio pochi o nessuno), presenza, speranza, … anche qui sono infinite le sfumature!

Ecco, alla fine di una esperienza, di qualsiasi esperienza, passione e relazione sono le tracce che emergono tra tutte quelle tracciate.

E, in fondo, si riducono ad una semplice domanda …

… quanto ti sei dato?

1

Tradimenti relazionali

Ho la sfortuna di incontrare quotidianamente fallimenti educativi. Ogni giorno mi relaziono con individui traditi e feriti da relazioni sbagliate, inopportune o, più semplicemente, disfunzionali.

Incontro persone che hanno perso gradualmente la fiducia nell’essere umano, incapace, a detta loro, di umanità. È come se gli uomini fossero dei controsensi per natura … uomini spogliati della loro umanità.

Non esistono argomentazioni valide e convincenti. I tradimenti relazionali lasciano ferite profonde che non possono essere lenite facilmente proprio perché si infrangono contro il bisogno di fiducia che abbiamo scritto nell’anima.

Come possiamo esistere se non abbiamo qualcuno a cui affidarci?

Come possiamo sperare nel futuro se il passato e il presente si mostrano in tutta la loro durezza e crudeltà?

Come possiamo vivere se fondiamo il nostro esistere sulla concretezza che non ci consente orizzonti di felicità?

I “traditi relazionali” vivono nella certezza che non esiste la possibilità di gratuità o di rispetto se non per un qualche bisogno personale da soddisfare. Tutto è monetizzabile, acquistabile, barattabile. Tutto è merce di scambio.

E quando incontrano persone disinteressate (nel senso etimologico del termine, che non agiscono per interesse o tornaconto personale) sembrano vivere la dimensione dell’impossibilità … “non è possibile!”.

Tocca a me … a te … a noi … ritornare a vivere pienamente la nostra umanità, se siamo pronti.

E in cambio … ritroveremo la dignità di uomini.

Non poca cosa!

2

Artigiani del futuro

Non possiamo farci niente. Il futuro arriva, si presenta e chiede il conto.

Come bravi falegnami ogni giorno intagliamo, scalpelliamo, levighiamo il legno della nostra vita.

Ogni segno lasciato ieri o oggi rimane come traccia indelebile sul legno della nostra vita. Così sono i ricordi e le memorie … tracce nascoste o evidenti del passaggio della vita.

Il futuro è oggi, si dice.

Tu, sei pronto per il futuro?

1

L’educazione non è una medicina

Non c’è più educazione!
Quanti male-educati!
Apparentemente le due affermazioni si equivalgono. Apparentemente.
Nella realtà una esclude l’altra: la prima ne decreta la fine, è la scritta scolpita sulla sua lapide. La seconda afferma il grado di sanità dell’educazione evidenziandone il peggioramento in termini di qualità.
Da che parte sta la verità?
Non lo so con certezza, ma credo che continuare a denunciarne la mancanza o l’assenza non serva a molto. Di certo, invece, l’educazione non è un qualcosa che si somministra come rimedio per una malattia. L’educazione fa parte della nostra vita, è la condizione essenziale per appartenere ad una comunità, non la risoluzione dei problemi del mondo.
L’educazione non può essere dosata, essa va vissuta totalmente nella relazione senza definirne un percorso di causa/effetto.
L’educazione è un progetto vitale … nel senso che è legata strettamente alla vita.

0

Sguardi egocentrici

Punti di vista … ciascuno di noi ha il proprio sguardo sulle cose e sul mondo e sugli altri.

Questo modo di osservare la realtà è il frutto delle nostre esperienze e dei rapporti che abbiamo costruito con quella realtà.

Quanto è difficile cambiarli!

Quanto è complicato metterli in discussione, perché, in fondo, significa mettere in discussione se stessi.

D’altra parte, è l’unico modo per andare avanti, per migliorare se stessi e la realtà.

Il superamento dell’egocentrismo non mette a rischio la perdita della propria identità ma, al contrario, la rafforza.

L’uomo, per natura, è aperto all’altro. È un essere empatico (capace cioè di assumere lo sguardo degli altri) non perché vuole diventare gli altri, ma perché vuole capire anche cosa c’è dall’altra parte.

La paura è compagna dell’egocentrismo. La paura limita (o nega) la nostra capacità di empatia.

1

Scuola … risorse in gioco

Mi piace entrare in classe e osservare.

Lo posso fare perché sono un esterno (un esperto esterno per la scuola), non sono responsabile di quel gruppo e della loro formazione.

Faccio un pezzettino … piccolo, estremamente piccolo. Facile, estremamente facile.

Non sono un prof, non interrogo e non do voti.

Lascio la libertà di fare o non fare, al massimo possono perdere una occasione o una opportunità.

Ho la fortuna di poter agire e interagire senza i doveri scolastici … e giocarmi nella relazione.

Ogni volta scopro un mondo complesso e diversificato, gli alunni, alle prese con le fatiche e i disinteressi che vanno a braccetto con sogni e desideri.

E mi relaziono con insegnanti che vivono in un mondo (quello scolastico) che li limita ai programmi e fatica a tenere il passo dei ragazzi.

In fondo la scuola è una opportunità e una occasione per loro … oggi!

Una ragazza mi ha detto, “adesso la scuola è un obbligo, poi farò l’università e mi preparerò al futuro!”.

Qualcosa non mi torna … e a voi?